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DELL'ATENEO ROMANO DELLA SANTA CROCE ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE ALL'APOLLINARE Tesi di Magistero in scienze Religiose LA CONFRATERNITA DEL SS. SALVATORE DEGLI AGRICOLTORI DI TOLFA Candidata: Relatore:
Esposito Giuseppina Prof. Augusto Baldini matr. 4/12053/R Civitavecchia ANNO ACCADEMICO 1993 - 1994
Molti sono gli studiosi che a distanza di tempo hanno ricostruito le vicende storiche del popolo di Tolfa. Anche se nelle loro opere, qua e la, si parla delle Confraternite di Tolfa, nessuno di loro tuttavia ha mai dedicato un'opera specifica a questo universo laico - religioso. Con questa mia dissertazione mi sono particolarmente dedicata alla ricostruzione della storia della Confraternita del SS. Salvatore. Mi auguro che altri vogliano seguire il mio esempio si da apportare altri contributi alla conoscenza dei fatti religiosi che hanno caratterizzato, nel passato, la vita dei tolfetani. Ringrazio particolarmente l'insegnante Bruno Fracassa per i consigli che mi ha dato nella stesura di questo mio lavoro; ringrazio anche l'insegnante Angelo Rocchi ed i figli di Ottorino Morra, Amedeo e Franco, che mi hanno permesso di consultare la biblioteca di famiglia ricca di numerosi testi che riguardano i fatti storici di Tolfa. Con sincera riconoscenza, ringrazio il prof. don Augusto Baldini, che pazientemente mi ha seguito e confortato in questo mio studio.
INTRODUZIONE
Le Confraternite sono delle corporazioni ecclesiastiche, composte di fedeli in prevalenza laici, canonicamente erette e governate da competente superiore. Esse hanno un'origine molto antica. Gli studiosi della materia, infatti, fanno risalire questi sodalizi all'Alto Medioevo, precisamente al secolo VII, quando erano conosciuti col nome di "fraternitates". Un vero e proprio movimento in proposito, tuttavia, appare solo più tardi. Infatti, le prime Confraternite attestate dai documenti, sono quelle che a partire dal secolo X comprendevano al loro interno tutto il clero di una città, indipendentemente dai rapporti disciplinari con il loro Vescovo. Delle Confraternite composte essenzialmente da laici si hanno prove certe soltanto verso il XII secolo. Lo sviluppo delle Confraternite avvenne parallelamente alla diffusione delle corporazioni e delle arti in campo civile, ma rimase un fenomeno specificamente religioso. Scopo della associazione era la salute dell'anima che si doveva conseguire sia con le preghiere, sia con le opere buone. I Confratelli si riunivano "pro Dei timore et christi amore ", provvedevano ai loro bisogni spirituali e al suffragio delle anime. In tempi successivi, oltre a questo scopo primario, incominciarono a proporsi tanti altri obiettivi come l'assistenza ai malati, l'aiuto ai carcerati, i sussidi ai poveri, la difesa nei tribunali, la sepoltura dei propri iscritti, la diffusione della dottrina cristiana. Ciò in linea generale, perché ogni confraternita, con il passar del tempo, fini per proporsi finalità che venivano esplicitamente dichiarate nei loro Statuti e che rappresentarono gli elementi distintivi di ogni Confraternita. Le Confraternite riunivano persone di rango e di origini diverse sicché offrivano ai loro membri un ambiente sociale più largo. (1) In Italia queste organizzazioni derivarono dal movimento religioso dei flagellanti, dei battuti e dei disciplinati, un movimento che tra i secoli X-XII con le predicazioni, le manifestazioni religiose e le sacre rappresentazioni favori la concordia e rappresentò un freno al dilagante pericolo dell'eresia. Sempre protette e sostenute dalla Chiesa, dopo il concilio di Trento passarono sotto la sua diretta giurisdizione. Queste organizzazioni, di carattere essenzialmente religioso, sono regolate da uno Statuto, vengono costituite con decreto dell'Autorità ecclesiale e sono distinte da un titolo, da un nome e da una divisa o altro distintivo particolare indossato dai confratelli. A capo della Confraternita troviamo il Priore che nell'esercizio delle sue funzioni si avvale della collaborazione di un Consiglio formato da persone elette dai membri dell'associazione. Dipendono dal Vescovo diocesano o dai Generali di certi Ordini religiosi ai quali, per originaria fondazione, sono aggregate o da loro fondate. Prendono la denominazione di Arciconfraternite se hanno ottenuto la facoltà di aggregare a sé particolari Confraternite legittimamente erette con i medesimi scopi e con uniformi ordinamenti. Come tutte le altre libere associazioni vengono tutelate e difese dalla nostra Costituzione (art. 18 - 19 - 20 della Costituzione). Pur essendo come s'è detto dei sodalizi di natura religiosa, secondo il nostro diritto civile sono delle associazioni di fatto, che acquistano personalità giuridica, quando vengono riconosciute dallo Stato.(Art. 12 del Codice Civile). Recita l'art. 1 della legge 20 maggio 1985, n.222: gli Enti costituiti o approvati dall'Autorità ecclesiastica aventi sede in Italia, i quali abbiano fine di religione o di culto, possono essere riconosciuti come persone giuridiche agii effetti civili con decreto dei Presidente della Repubblica, udito il parere del Consiglio di Stato". (2) Inoltre, sono essenzialmente regolate dalle norme del Diritto canonico. Al titolo V, canone 298, del codice di Diritto Canonico che riguarda le associazioni dei fedeli, leggiamo: 1) " Nella Chiesa vi sono associazioni, distinte dagli istituti di vita consacrata e dalle società di vita apostolica, in cui i fedeli, sia chierici, sia laici, sia chierici e laici insieme, tendono, mediante 1'azione comune, all'incremento di una vita più perfetta, o alla promozione del culto pubblico o della dottrina cristiana, o ad altre opere di apostolato, quali sono iniziative di evangelizzazione, esercizio di opere di pietà o di carità, animazione dell'ordine temporale mediante lo spirito cristiano ". 2) " I fedeli diano la propria adesione soprattutto alle associazioni erette, lodate o raccomandate dall'Autorità ecclesiastica competente". Sugli stessi temi si ritorna anche nei canoni successivi, dal canone 299 al canone 311. (3) Di
recente, così si è espresso il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II sull'associazionismo
laico-religioso: "L'apostolato associato è di grande importanza anche perché sia nella comunità delle Chiese, sia nei vari ambienti, spesso richiede di essere esercitato con azione comune. Infatti le associazioni erette per un'attività apostolica in comune, sono di sostegno al propri membri e li formano all'apostolato, dispongono bene e guidano la loro azione apostolica, così che possano sperarsi frutti molto più abbondanti che non se i singoli operassero separatamente". (4)
AMBIENTAZIONE STORICO - RELIGIOSA
La Chiesa ha esercitato un ruolo fondamentale nella storia degli abitanti di Tolfa, a partire dal 2 giugno del 1469, quando i Frangipani, i signori di Tolfa Vecchia, dopo molteplici contrasti, accettarono di vendere il loro Feudo al Sommo Pontefice Paolo II, che incamerò il territorio di Tolfa nel patrimonio di S. Pietro. (5) Risulta difficile, se non impossibile, ricostruire la storia di Tolfa, capire i costumi, le tradizioni e la mentalità collettiva dei suoi abitanti, prescindendo dal fattore religioso. Di questo ci possiamo facilmente rendere conto leggendo gli scritti e le opere di vari studiosi, come Don Domenico Buttaoni, Filippo Maria Mignanti, il Cardinale Teodolfo Mertel, Alessandro Bartoli, Ottorino Morra, Basilio Pergi, Ferdinando Bianchi, Odoardo Toti, Giuseppe Cola, Don Augusto Baldini, i Notiziari delle Associazioni Archeologiche, che a distanza di tempo hanno ricostruito la storia dei tolfetani, evitando così che le vicende di questo popolo cadessero nell'oblio. Si deve tuttavia notare che se è vero che molti studiosi hanno cercato di ricostruire la storia di Tolfa, nessuno di essi si è interessato direttamente dello studio delle varie Confraternite che nel corso dei secoli sono state istituite a Tolfa. (6)Con questo mio lavoro ho cercato di colmare in parte questa lacuna, dedicandomi alla ricostruzione delle vicende della Confraternita del SS. Salvatore. Per portare avanti questa mia ricerca, oltre ad avvalermi delle notizie che altri studiosi avevano già rinvenuto su detta Confraternita, ho consultato molteplici documenti inediti (come si può constatare in Appendice B), per lo più manoscritti, che ho rintracciato soprattutto negli Archivi della Parrocchia, del Comune e dell'Università Agraria di Tolfa. Ho fatto anche alcune ricerche presso l'Archivio storico di Sutri, fondo Vescovi. Stavamo parlando dell'influenza che la Chiesa ha avuto sul paese e sulla popolazione di Tolfa. Infatti, fino a quando essa ha esercitato anche il potere temporale, non si é dedicata soltanto alla cura delle anime, ma ha amministrato direttamente il suo territorio ed ha finito così per determinare le scelte economiche e la vita civile e politica della popolazione. Ci basti a tale proposito ricordare due avvenimenti storici che hanno segnato la storia dei tolfetani e che per importanza hanno superato i limiti della cronaca locale: la riutilizzazione dell'allume nel territorio di Tolfa e l'insurrezione antifrancese dei tolfetani. Nel 1462, o uno - due anni prima secondo le più recenti ricerche storiche, Giovanni da Castro, commissario generale sulle rendite della Camera Apostolica, essendo venuto a sapere della presenza dell'allume nel territorio della Tolfa, ne riprese le ricerche. I sondaggi e gli scavi effettuati sortirono gli effetti desiderati: l'allume c'era in grande quantità ed era anche di ottima qualità. Così annunciò la scoperta al Pontefice: " oggi ti porto la vittoria sul turco. , Egli estorce ogni anno ai cristiani più di 100.000 monete d'oro..., ma io ho trovato sette monti così ricchi di questa sostanza da bastare a sette mondi". Per comprendere compiutamente il significato delle parole di Giovanni da Castro, bisogna sapere che a quei tempi l'allume era un minerale indispensabile per rendere le candele più dure e resistenti, per imbianchire l'argento, per inargentare il rame, per preparare il cuoio e soprattutto e principalmente per fissare i colori nelle stoffe. Ha scritto il metallurgico senese Vannoccio Biringuccio nella sua opera "De la Pirotechinia", apparsa in più edizioni del '500: " l'allume é necessario ai tintori non meno che il pane all'uomo". Fino alla scoperta dell'allume sul territorio della Tolfa, l'Occidente era costretto ad acquistare il minerale in Oriente con l'impiego di enormi capitali e non sempre i rifornimenti di questa materia erano regolari a causa delle continue lotte tra il mondo cristiano e quello musulmano. La scoperta dell'allume che segnò la fine del rapporto di sudditanza con l'Oriente e di cui si interessarono tutti i cronisti del tempo, dette origine ad una fiorente industria di scavo e di lavorazione del minerale da parte della Reverenda Camera Apostolica. Detta industria, comunque, non riuscì a mettere in crisi l'attività agricolo - pastorale propria dei tolfetani che continuò comunque a prosperare e contribuì a risolvere il problema della disoccupazione tra la fine del secolo XIX e gli inizi del secolo XX, quando l'estrazione dell'allume ed il suo commercio incominciarono ad andare in crisi. (7)Si deve alla scoperta dell'allume se molti Pontefici (Sisto IV, Giulio II, Pio IV, Pio V, Gregorio XIII, Sisto V, Clemente VIII, Pio IX) e molti Cardinali (Aragona, Giosi, Caetani, Perugia, Sforza, Montalto) e molti letterati (Annibal Caro, G. B. Belli) hanno visitato Tolfa ed Allumiere e vi hanno soggiornato. Tolfa ha altresì avuto la fortuna di ospitare per brevi periodi di tempo alcune figure di spicco della santità che hanno raggiunto gli onori dell'altare: S. Crispino da Viterbo, S. Paolo della Croce, S. Vincenzo Maria Strambi, Santa Lucia Filippini.Nel 1799 si verificò il moto antifrancese di Civitavecchia e Tolfa in seguito alla proclamazione della Repubblica romana (1798). Civitavecchia e Tolfa, che nel nuovo ordinamento territoriale erano state incluse nel Dipartimento del Cimino innalzarono " l'Albero della Libertà. Ma se la città di Civitavecchia ben presto venne a patti con i francesi ed accettò la resa, non così si comportò Tolfa, che decise di persistere da sola nella resistenza. A domare la rivolta e la resistenza provvide il generale francese Merlin. Questi, dopo aver soffocato nel sangue la rivolta, il 15 marzo del 1799, davanti alla facciata della Chiesa della Sughera, fece fucilare tre sacerdoti e più di 100 tolfetani, perché questo eccidio fosse di ammonimento per la popolazione e la scoraggiasse dall'intraprendere altre rivolte. (8) L'importanza che il fattore religioso ha sempre avuto nella vita del popolo di Tolfa, é dimostrato anche dalle numerose Chiese e Monasteri, che nel passato sono stati costruiti nel territorio, la cui storia, ricca di miracoli, leggende, riti, feste e ricordanze religiose, attesta la profonda religiosità del popolo tolfetano. Tra questi possiamo ricordare: - la Chiesa di Cibona o del Monte Urbano e l'adiacente Eremo, poi Convento, costruiti perchè nella Chiesa fosse custodita l'Immagine di Maria Santissima di Cibona, prima custodita in una piccola Cappella che é ancora possibile ammirare nelle vicinanze della Chiesa. Questi furono affidati alla cura degli Eremiti del Monte Senario, movimento eremitico sorto in seno all'Ordine dei Servi di Maria. (9) Detta
Chiesa fu costruita nel 1647 ad opera dell'Architetto Domenico Castelli. - la Chiesa della Sughera e l'adiacente Convento, per moltissimi anni affidati alla cura dei Padri Agostiniani. La Chiesa, nella sua struttura attuale, fu restaurata e poi ricostruita nella seconda metà del XIX secolo per conservare un quadro ritenuto miracoloso della Madonna della Sughera. Intatta si conserva la Cappella fatta costruire da Agostino Chigi e che costituisce l'attuale presbiterio dove si conserva nel Tabernacolo l'immagine della Madonna. (10) - la Chiesa di S. Maria della Misericordia, già esistente nei primi anni del '500, si presentava dissacrata già nel 1860, come ci informa lo storico Filippo Maria Mignanti; (11) - la Chiesa di S. Giovanni Evangelista, già esistente nel 1582, fu ristrutturata nel 1859 e, successivamente, demolita nel 1920; (12) - la Chiesa di S. Francesco ed il convento dei Padri Cappuccini, costruiti nella prima metà del Seicento; (13) - la Chiesa collegiata di S. Egidio Abate, eretta dai tolfetani in onore del loro Patrono e costruita nella sua forma primitiva verso la fine del XIV secolo. Nel corso dei secoli è stata soggetta a continui ampliamenti e ristrutturazioni; (14) - l'oratorio di S. Giovanni Decollato, meglio conosciuto come Chiesa del Crocifisso: fu completata nel 1644 "Aere proprio" dalla Confraternita della Misericordia ed Umiltà o di S. Giovanni Decollato;(15) - la Chiesa di S. Antonio da Padova in località detta " il prato " fu costruita nel 1690 ad opera di un pio sacerdote di Tolfa: don Antonio Frattini. (16) - il Santuario della Madonna della Rocca s'innalza appunto sul Monte della Rocca: già esistente alla fine del XIII secolo. (17) Alle Chiese citate debbono aggiungersi la Chiesa che si erge a fianco del convento delle Suore di S. Giuseppe; una chiesetta dedicata a S. Girolamo, che si trova all'interno del feudo di Rota, attualmente di proprietà dei Marchesi Lepri; una Chiesa in onore di S. Sebastiano; una in onore di S. Rocco ed un'altra in onore di S. Nicola. Tanto la Chiesa di S. Sebastiano che quelle di S. Rocco e S. Nicola non esistono più. Ne è rimasto il nome nelle vie del paese ove le stesse un tempo si innalzavano. Dunque, nel passato, il rapporto Chiesa/politica/economia/amministrazione pubblica è stato costante e diretto, essendosi la Chiesa dovuta interessare (già l'abbiamo accennato) di problemi che vanno ben oltre il suo magistero religioso. All'interno dell'organizzazione economica, politica, sociale e religiosa del passato una particolare importanza hanno sempre svolto le Confraternite, una istituzione profondamente radicata nei vari strati sociali.
PARTE PRIMA
LA VITA RELIGIOSA DELLE CONFRATERNITE DI TOLFA DOPO IL CONCILIO DI TRENTO, FRA '600 E '800
Le prime notizie storiche sulle Confraternite di Tolfa risalgono alla prima metà del XV secolo come meglio si vedrà nel prosieguo della trattazione. A partire da questo periodo, a Tolfa incominciarono ad apparire molteplici e variegate aggregazioni, alcune delle quali, e sono in maggioranza, presentano le connotazioni di vere e proprie Confraternite mentre, altre, fanno pensare a delle corporazioni o arti di mestiere. Da un esame comparativo con altre Confraternite già esistenti a Roma, risulta che i vari sodalizi attivi a Tolfa presentano gli stessi nomi e le stesse caratteristiche di quelli di Roma, dai quali trassero origine e furono anche in stretto rapporto, mutuandone scopi, regole, usi e consuetudini. Alcune Confraternite tolfetane chiesero ed ottennero di essere iscritte ad alcune Arciconfraternite di Roma. Questa presenza così numerosa di Confraternite o Pie Unioni di laici deve attribuirsi anche al fatto che nel paese di Tolfa esistevano molteplici Ordini religiosi, come gli Eremiti di Monte Senario, i Domenicani, (18) i Francescani, i Padri Agostiniani che contribuirono con la loro presenza a promuovere i vari sodalizi. Un ruolo fondamentale, a tal proposito, svolse anche il gran numero di sacerdoti presenti a Tolfa. Se, infatti, al momento in cui la Chiesa di S. Egidio fu eretta a Collegiata dal Papa Sisto V nel maggio del 1588 contava di due Rettori e quattro Canonici, con il passar del tempo il numero degli ecclesiastici diventò sempre più numeroso tanto che il Capitolo di S. Egidio arrivò ad essere formato nel 1772 da ben due Rettori e quindici Canonici. (19) Riportiamo, qui di seguito, i nomi delle Confraternite di Tolfa con le notizie che siamo riusciti a raccogliere su di esse. 1) CONFRATERNITA DELLA BEATISSIMA VERGINE, S. AGOSTINO E S. MONICA. Questa Confraternita si trovava in un primo momento in un oratorio adiacente alla Chiesa della Madonna della Sughera, e successivamente, si trasferì nelle Cappelle di S. Anna e S. Agostino, costruite sull'area dell'oratorio stesso. Aveva un sacco bianco con mozzetta nera e stemma sul petto, a sinistra, in cui campeggiava la figura della Madonna tra S. Monica e S. Agostino. Al sodalizio erano ammesse anche le donne che avevano a capo una Priora e si adoperavano a turno a questuare. Il sodalizio era sufficientemente fornito di beni e conferiva annualmente una dote di 25 scudi ad una zitella della Tolfa. Nonostante i beni di cui disponeva, non riuscì a far fronte alla tassa di 50 scudi cui fu assoggettata a favore del Brefotrofio di S. Francesca Romana da Mons. Giovanni Costanzo Caracciolo, che era commissario apostolico del Brefotrofio. Per questo fu soppressa nel 1739 e fu incorporata con i suoi beni nella Confraternita dell'Umiltà e Misericordia dal Vescovo di Sutri e Nepi Mons. Vincenzo Vecchiarelli che esaudì, così, la domanda del sodalizio. Tra i suoi membri la Confraternita annoverò Benedetto Pucilli, che divenne più tardi Vescovo di Terracina, Piperno e Sezze. (20) Strettamente collegati all'Ordine Agostiniano erano i " Centurati di Tolfa ", o "Pia Unione della Madonna della Cintura" o "Consolazione", così detti perché sull'esempio di S. Monica solevano cingersi i fianchi con un cingolo benedetto. (21) 2) COMPAGNIA DEI CAVALLARI. I membri di questa Compagnia formata dai trasportatori di allume o operai di Tolfa e di Allumiere avevano in un primo momento il loro luogo di culto presso la Chiesa della Misericordia, dove avevano il patronato di un Altare dedicato a S. Antonio Abate. Successivamente, i cavallari di Allumiere trasferirono la loro sede nella Cappella di S. Antonio nella Chiesa della Madonna della Sughera. La Cappella, nel 1574, fu eretta in Parrocchia per i " Cavallari dell'allume" da Mons. Donato Stampa, Vescovo di Sutri e Nepi. A questa Cappella i Cavallari dedicavano una cura particolare, tanto che decisero di abbellirla con pitture, oggi non più esistenti, in cui erano raffigurati, episodi e momenti della vita del Santo. Questo Luogo Pio rimase di proprietà della Compagnia. Ciò perché in virtù del Breve di Papa Benedetto XIV la parrocchia delle Allumiere, che era stata in questa Cappella di S. Antonio Abate dal 1752, trovò la sua sede nell'attuale Chiesa dell'Assunta e la Cappella fu donata ai Padri Agostiniani. (22) 3) CONFRATERNITA DEL SS. NOME DI DIO. La Confraternita, che officiava nella Chiesa di S. Giovanni Evangelista e della Croce, fu istituita con decreto del 25 ottobre 1582, dal Padre " Tommaso Zobbio da Brescia professore di sacra teologia, vicario di tutto l'Ordine dei Predicatori ". In tale documento è detto: "... i fedeli della Terra di Tolfa Vecchia della diocesi di Sutri e Nepi (chiedono) sia creata e ordinata la Confraternita del Santissimo Nome di Dio e l'altare e la cappella... e se è già stata costruita l'approviamo e confermiamo". Da ciò, dobbiamo dedurre che a Tolfa Vecchia esisteva già prima del 1582 una Confraternita che con quella bolla fu approvata e legalizzata. Si deve ancora evidenziare che l'approvazione di questa confraternita avvenne dietro interessamento del Rev. Padre Maestro Vincenzo de Cellis, anch'egli dell'ordine dei Predicatori. (di questo prelato ritorneremo ad interessarci). Sorta per esaltare il Nome di Dio, questa Confraternita si assunse nel 1636 anche il compito di dedicarsi volontariamente alla cura degli infermi presso l'ospedale da tempo esistente nelle adiacenze alla Chiesa di S. Giovanni. L'ospedale aveva il nome di " Ospedale di S. Giovanni ". Il sodalizio esercitava anche il patronato sulla piccola Chiesa della Rocca e sull'annesso romitorio, provvedeva alla loro manutenzione e nominava anche l'eremita che si prendeva cura dei locali fornendogli i mezzi di sussistenza anche in caso di infermità.. Nel 1853 la Confraternita chiese l'aiuto delle Suore di S. Giuseppe per portare avanti l'ospedale e la loro fondatrice, Suor Emilia De Vialar, inviò a Tolfa come ospedaliere tre monache appositamente istruite, fra cui c'era una farmacista. L'ospedale, nel secondo decennio di questo secolo, fu trasferito in un edificio più imponente e funzionale che sorge presso il Convento dei Cappuccini. Questo ospedale, fatta eccezione per gli anni della seconda guerra mondiale, non fu mai veramente attivo perché i tolfetani preferivano rivolgersi al meglio attrezzato ospedale di Civitavecchia. (23) 4) UNIVERSITÀ' DEI VACCARI. Di
questo sodalizio ci sono pervenute pochissime notizie. Vi appartenevano probabilmente coloro che possedevano ed allevavano bovini. Li troviamo ospiti della Confraternita del SS. Nome di Dio nella Chiesa di S. Giovanni Evangelista all'Altare dell'Ascensione. (24) 5) CONFRATERNITA DI S. MARIA DEL SUFFRAGIO, DELLA MORTE ED ORAZIONE. Il sodalizio fu istituito poco dopo il 1600 ad opera di persone che si riunivano nella Chiesa della Madonna della Misericordia nei giorni festivi per recitare l'ufficio dei defunti, ascoltare la Messa ed accostarsi ai Sacramenti. Ad unire ed organizzare tale sodalizio, fu un certo Benedetto Boscioli, che ne può essere considerato il fondatore. In questa Chiesa i Confratelli si prendevano cura dell'Altare principale, dedicato alla Madonna della Pietà o della Misericordia. Una pala raffigurava la Pietà tra i Santi Rocco e Giovanni. La confraternita fu canonicamente eretta nell'anno 1758 da Mons. Filippo Mornati, Vescovo di Sutri. Alcuni anni dopo Si trasferì nella Chiesa di S. Antonio di Padova. Obiettivo della Confraternita era essenzialmente quello di fare con frequenza atti di pietà e di far celebrare Messe in suffragio di tutte le anime del purgatorio. 6) CONFRATERNITA POI PIA UNIONE DELLA MADONNA DEL CARMINE. Il luogo di culto di questa Compagnia fu, in un primo momento, presso la Chiesa della Madonna della Misericordia. Qui i membri del sodalizio officiavano presso un Altare dapprima dedicato a S. Giovanni Decollato e, più tardi, alla Madonna del Carmine raffigurata in un dipinto tra i Santi Elia, Pietro e Paolo. Nel 1766 la Pia Unione del Sacro Scapolare si trasferì nella Chiesa di S. Egidio Abate presso un Altare posto sulla navata destra della Collegiata. Sull'Altare c'era un quadro che rappresentava la Beatissima Vergine tra i Santi Giovan Battista Precursore ed il Papa Innocenzo I. Il 25 maggio del 1766 il sodalizio fu aggregato al godimento dei privilegi concessi alla Confraternita dell'Ordine Carmelitano. I devoti indossavano lo scapolare e recitavano quotidianamente l'Ufficio Piccolo per fruire della promessa fatta dalla Madonna a S. Simone Stock. Questa promessa, più nota con il nome di privilegio Sabatino” prometteva la sollecita liberazione delle pene del purgatorio nel sabato successivo al trapasso a chi mette in pratica quanto detto sopra. Il privilegio fu riconosciuto da Clemente VII con la Bolla Ex Clementi del 12 agosto 1530 e fu confermato in seguito da S. Pio V e da Gregorio XIII. (25) 7) UNIVERSITÀ DEI CALZOLAI SOTTO L'INVOCAZIONE DEI SS. CRISPINO E CRISPINIANO. Erano ospitati nel Santuario della Madonna della Rocca di cui aveva il patronato la Confraternita del SS. Nome di Dio. Si prendevano cura di una Cappella del Santuario dedicata ai Santi Crispino e Crispiniano, protettori dei calzolai. (26) La festa dei due Santi era celebrata il 23 novembre di ogni anno. Dopo la festa religiosa, tutti i calzolai si ritrovavano per cenare o pranzare insieme. I calzolai, nei loro luoghi di lavoro sparsi nelle varie vie del paese, tenevano un'immagine di S. Crispino e di S. Crispiniano che li raffigurava intenti al loro lavoro in una stanzetta, dal soffitto della quale pendevano stivali e scarponi. Il gruppo è stato attivo fino a quando é stato fiorente il lavoro dei calzolai. (27) 8) TERZ'ORDINE FRANCESCANO. L'associazione aveva ed ha ancora il suo luogo di culto nella Chiesa dei Cappuccini di Tolfa. Aperta sia agli uomini che alle donne, essa si propone di seguire la regola di S. Francesco, per quanto consentito alla loro condizione laica. Obiettivi specifici di questo sodalizio sono: la promozione spirituale di ciascun confratello secondo l'esempio e lo spirito del Serafico S. Francesco; l'adempimento di pratiche religiose specialmente in comune; la diffusione della devozione del Padre S. Francesco; l'esercizio reciproco tra gli iscritti della semplicità ed umiltà francescana. (28)
PARTE SECONDA LE CONFRATERNITE DELLA COLLEGIATA DI S. EGIDIO ABATE, CHIESA MADRE DI TOLFA
La Chiesa di S. Egidio Abate, che fu eretta in Collegiata fin dal 1588, é stata ed é tuttora il centro principale della vita religiosa del paese. La struttura primitiva ha subito nel corso dei secoli vari ampliamenti e rifacimenti come ci attesta Alessandro Bartoli, che nei suoi scritti inediti si sofferma a parlare più volte di questo edificio. La trasformazione più consistente fu fatta intorno al 1630 per far fronte all'aumento della popolazione. Il progettista fu l'architetto fra Michele da Bergamo, frate cappuccino. Con questo intervento furono aggiunte alla navata centrale altre due navate, quella di destra e quella di sinistra, alle quali, in tempi successivi, furono aggiunte alcune Cappelle. Nel 1728 fu ampliata la Sagrestia e, nel 1768, la primitiva travatura in legno del soffitto fu sostituita con un'armoniosa volta in muratura. L'ultimo consistente intervento di restauro è stato effettuato nel 1954. Con questi lavori fu mutato notevolmente l'aspetto interno e, su progetto dell'Architetto Mario Leonardi, la facciata è stata rivestita in travertino e cortina di mattoni. In questa Chiesa ufficiavano molte Confraternite tra le quali, come vedremo, anche quella del SS. Salvatore. Queste, proprio perché avevano la sede all'interno della “Chiesa Madre”, finivano per essere maggiormente privilegiate e tenute in considerazione rispetto alle altre Confraternite di Tolfa. (29) 1) CONFRATERNITA DI S. ANTONIO DI PADOVA. Il suo luogo di culto si trovava nella prima Cappella situata nella navata destra della Chiesa di S. Egidio Abate che fu dedicata a S. Antonio di Padova ed a S. Filippo Neri. Una lapide posta sulla parete sinistra della Cappella ci informa che la Confraternita fu eretta nel 1653 con Breve di Papa Innocenzo X e fu aggregata il 12 giugno 1676 all'Arciconfraternita romana di S. Francesco delle Sacre Stimmate. Il sodalizio romano fu eretto ad Arciconfraternita da Paolo V. I Confratelli di Tolfa indossavano sacchi cenerognoli raccolti ai fianchi da un funicello ed avevano per scopo la santificazione delle anime dei loro membri sotto la regola del Serafico Patriarca. Fra le opere di carità c'era quella di andare a fare la questua per i poveri infermi. L'Altare fu consacrato il 6 settembre 1879 dal Vescovo di Civitavecchia Mons. Gandolfi. La Compagnia godeva di indulgenze e di privilegi. Il 30 gennaio del 1828 il pontefice Leone XII accordò alla Compagnia il privilegio di poter celebrare in rito doppio di seconda classe la Festa e la Messa solenne di S. Antonio il 13 giugno e, in caso di impedimento, nella domenica fra l'ottava. (30) 2) CONFRATERNITA DEL SANTISSIMO SACRAMENTO ( o SAGRAMENTO). I confratelli di questa Compagnia si proponevano due scopi fondamentali: quello di adorare il SS. Sacramento e quello di accompagnare il Santissimo o Viatico agli infermi. Il loro luogo di culto si trovava nella terza Cappella, di S. Anna, della navata destra della Chiesa di S. Egidio.La Confraternita aveva diritto alla sepoltura nella Chiesa. Nel 1620 i devoti del SS. Sacramento, già da tempo riuniti in sodalizio, costruirono la Cappella per collocarvi il Santissimo Sacramento, ma ciò non fu possibile perché una disposizione stabiliva che le Sacrosante Specie dovevano essere collocate nella Cappella adiacente del Santissimo Rosario. Riuscirono a soddisfare il loro desiderio solo nel 1748, quando fu annullata la disposizione di cui s'è detto. Nell’occasione, fornirono la Cappella di ciborio di marmo e di balaustra. Nel 1819 il Collegio dei canonici decise di costruire sullo stesso luogo una nuova Cappella al fine di dare una custodia più degna al Sacramento eucaristico. Durante la ristrutturazione furono distrutti gli stucchi modellati da Giovanni Crisolati nel 1632 a cura della Compagnia del SS. Sacramento. L'amministrazione ed i beni furono uniti alla Cappella di S. Egidio da Mons. Mornati nel 1755 e, il 6 ottobre del 1879, Mons. Gandolfi ne consacrava l'Altare rinchiudendovi le Sante Reliquie dei Martiri Liberatore Vescovo, Vitale, Leonzio, Lucio ed Eugenia. (31) 3) CONFRATERNITA DELLA MISERICORDIA E UMILTÀ' O DI S. GIOVANNI DECOLLATO. Il sodalizio, come ci informa Alessandro Bartoli, aveva la sua sede in un primo momento nella prima delle due corsie sotterranee alla Chiesa di S. Egidio. Successivamente, si trasferì nella Chiesa o Oratorio del SS. Crocifisso, che i " fratelloni " costruirono, già s'é accennato, e più tardi ampliarono a proprie spese. Questa Confraternita, qui a Tolfa, si dedicava anche alla venerazione della Madonna Addolorata, di cui possedevano un simulacro ligneo di buona fattura che ancora oggi viene portato in processione. I Membri della Confraternita si riunivano nella Chiesa per la recita corale dell'ufficio della Vergine. Alla Confraternita spettava il diritto della sepoltura nella Chiesa di S. Egidio Abate, precisamente sotto la nuova Cappella del SS. Salvatore. (32) 4) COMPAGNIA DI S. GIUSEPPE PATRIARCA. A questa Compagnia appartenevano i falegnami di Tolfa. Il loro luogo di culto era presso la Cappella di S. Giuseppe, che s'innalza nella navata sinistra della Collegiata di S. Egidio Abate. Nel 1616 la Compagnia chiese ed ottenne di essere aggregata all'Arciconfraternita di S. Giuseppe sopra le Carceri di Roma (Carcere Mamertino). Ancora oggi sull'Altare dove officiava la Compagnia si può ammirare un quadro che rappresenta S. Giuseppe morente. Nel passato, sui pilastri della volta dalla quale si accede alla navata centrale della Chiesa, c'erano i quadri di S. Biagio Martire Vescovo di Sebaste in Armenia e del Cardinale S. Carlo Borromeo. Da Alessandro Bartoli sappiamo che sotto il titolo di S. Giuseppe furono eretti molti benefici. Nel 1752 il Vescovo Mons. Silvestri riunì i beni di questo sodalizio e di quello della Compagnia della Madonna dei Sette Dolori alla Cappella del SS. Rosario. (33) 5) LA CENTURIA DI S. GIUSEPPE. Presso l'Altare della Compagnia del Glorioso S. Giuseppe officiavano pure i cosiddetti centuriati di S. Giuseppe, una associazione laica sorta con lo scopo di imitare la castità del Santo, i cui membri indossavano in segno di mortificazione una cintura o un cingolo. (34) 6) CONFRATERNITA DEL SS. ROSARIO. E' una delle più antiche Confraternite di Tolfa, già esistente prima del 1560. L'attività della Confraternita era essenzialmente rivolta alla venerazione della Madonna e alla pratica della recita del Rosario, un pio esercizio promosso in modo singolare da S. Domenico. I Confratelli si dedicavano anche ad opere caritatevoli, quali l'assistenza agli infermi, ai poveri e l'accompagnamento dei defunti alla sepoltura. Alla Compagnia spettava la sepoltura nella Chiesa di S. Egidio Abate. Il loro luogo di culto si trovava nella seconda Cappella che si trova nella navata di destra della Chiesa di S. Egidio. La sua particolare amministrazione venne riunita nel 1752 all'Altare della Chiesa da Mons. Silvestri. Sulla fascia interna dell'arco d'ingresso alla Cappella é ancora possibile ammirare i "tondini", piccole tele raffiguranti le scene dei quindici "misteri" gaudiosi, dolorosi e gloriosi del Rosario. (35) 7)
CONFRATERNITA DEL SS. SALVATORE; I DEVOTI DEL SACRO CUORE DI GESÙ', LA
SOCIETÀ DEI CACCIATORI. Della Confraternita del SS. Salvatore ci interesseremo nei prossimi capitoli. Qui parleremo delle altre due Associazioni, ospitate dalla Confraternita nel suo luogo di culto e devozione: la Cappella del SS. Salvatore. I Devoti del S. Cuore di Gesù e la Società dei Cacciatori. I devoti del S. Cuore tenevano sull'Altare dedicato al SS. Salvatore un piccolo quadro raffigurante il Cuore di Gesù in un'aureola di fiamme. Praticavano ogni venerdì l'esercizio della disciplina e festeggiavano la festa del S. Cuore il venerdì seguente l'Ottava del Corpus Domini. (36) Poche notizie abbiamo sulla Società dei cacciatori. Dal verbale della Visita Pastorale a Tolfa del 1623, sappiamo che già erano ospitati presso la Cappella del SS. Salvatore dove si riunivano per onorare il loro Santo protettore. Non si trattava di una Confraternita, quanto piuttosto di una associazione laica, i cui membri erano uniti dalla attività che praticavano, ossia dal fatto di essere cacciatori. Questo sodalizio viene considerato come il più antico fra quelli che nel tempo sono stati istituiti a Tolfa. A riconoscere questo primato alla Confraternita del SS. Salvatore fu nel 1846 Mons. Francesco Spalletti, Vescovo di Sutri (Tolfa allora apparteneva a questa Diocesi). Questi ponendo fine ad un' annosa discussione sorta tra la Compagnia del SS. Salvatore e quella del SS. Sacramento, dopo aver esaminato e studiato attentamente la questione stabili che la Compagnia del SS. Salvatore doveva considerarsi la più antica del luogo. (37) In contrasto con la decisione presa da Mons. Spalletti c'è questo fatto storicamente accertato, avvenuto nel 1560 durante la Visita Pastorale a Tolfa. Il Vescovo chiese se c'erano alcune Confraternite e gli risposero: ci sono la Compagnia del Corpus Domini, quella della Misericordia et del Rosario, le quali sono bene istituite et assai devozione. (38) Abbiamo appurato, però, che la Visita Pastorale del 1560 fu brevissima. Inoltre, siccome la domanda fu rivolta al Rettore di S. Egidio, è probabile che in quel periodo la nostra Confraternita avesse sede in un altro luogo di culto. La disputa sul " primato di anzianità " tra le due Confraternite comunque non é del tutto conclusa. Il primo documento da noi rinvenuto in cui si parla dell'esistenza dell' Altare del SS. Salvatore nella Chiesa Collegiata di S. Egidio Abate risale al 28 marzo del 1609. E' una lettera manoscritta con la quale la Compagnia del Glorioso S. Giuseppe chiede al Vescovo di Sutri e di Nepi il suo placet per poter costruire un Altare tra quello del SS. Salvatore e la Cappella dei SS. Pietro e Paolo. (39) La prima volta in cui si fa invece ufficialmente riferimento alla Compagnia del SS. Salvatore é nella Visita Pastorale del 1621. (40) Nel verbale stilato al termine della Visita si dice che "all'Altare (del SS. Salvatore) viene celebrato di tanto in tanto e soprattutto nella festa della Beata Vergine Maria ". Ed ancora nel verbale della Visita Pastorale del 1623 si dice che "...c'è l'Altare del SS. Salvatore, la cura del quale è affidata alla Confraternita dei lavoratori, agricoltori e cacciatori". (41) Questa del riconoscimento del primato di anzianità non fu soltanto una disputa accademica perché tale riconoscimento comportava il diritto per la Confraternita di stare davanti agli altri sodalizi nelle varie processioni. ORIGINI L'istituzione di questa Confraternita è senza dubbio da collegarsi alla venerazione per il SS. Salvatore, una consuetudine che Tolfa con molte altre località del Lazio ha ereditato da Roma. Bisogna sapere che dal tempo di Gregorio II (730) a Roma c'è sempre stato un profondo culto per il Salvatore, come attestano anche le numerose chiese dell'Urbe che portano questa denominazione. Detto culto s'è focalizzato soprattutto intorno ad una antichissima immagine del Salvatore, conservata ai giorni d'oggi come nel passato nel "Sancta Sanctorum", cioè nella Cappella che sovrasta la Scala Santa e che per molto tempo è stata la Cappella personale dei Papi nel Patriarchio Lateranense. Di questa Cappella dalle piccole proporzioni è stato sempre detto che " NON EST IN TOTO SANCTIOR ORBE LOCUS " (Non esiste sulla Terra un luogo più santo). Ciò non tanto perché è stata la Cappella dei Pontefici, quanto piuttosto perché tra le sue mura venivano conservati immensi tesori d'arte e di fede. Il Sancta Sanctorum insieme con la Scala Santa e parte del Mosaico del Triclinio di Leone III, rappresenta quanto è rimasto di autentico dell'antico Episcopium o Patriarchium, che fu ufficialmente dimora dei Papi per quasi tutto il Medioevo. Vi si conserva l'Immagine Acheròpita del SS. Salvatore sopra l'Altare Papale. Sotto l'Altare, invece, venivano conservati il tesoro e le sacre reliquie. Gli sportelli di bronzo che li racchiudevano, sempre chiusi dal lontano 1521, furono aperti nel 1905 dal P. GRISAR per una ricognizione scientifica di ciò che li veniva conservato. Dopo questa indagine il 19 giugno del 1905 tutto il prezioso tesoro: reliquie, reliquiari, avori, teche, stoffe, pergamene venne trasferito nel Museo Sacro e Cristiano della Biblioteca Vaticana ed ivi inventariato ed esposto. Il 13 settembre del 1907, alla loro antica sede furono restituite soltanto le sacre reliquie. L' i s c r i z i o n e "NON EST IN TOTO SANCTIOR ORBE LOCUS " viene fatta risalire ai tempi di Sisto V per la forma dei caratteri epigrafici. (42) Tra questi una particolare importanza e devozione veniva attribuita ad un'immagine del Salvatore Acheròpita (non fatta da mani umane), che si riteneva fosse stata creata in maniera prodigiosa dagli Angeli e che fu oggetto di attenzione e di culto da parte dei Pontefici, della Curia, del popolo di Roma e dei pellegrini che ininterrottamente si recavano nell'Urbe per ammirare e venerare la Sacra effige. Tre sono le leggende sorte sull'arrivo dell'Icona a Roma: una vuole che sia stata portata nella città da S. Pietro; un'altra da Tito al ritorno dalla sua spedizione in Giudea; un'altra ancora che essa abbia sostato a Costantinopoli, prima che da Gerusalemme raggiungesse Roma. Il culto verso l'Acheròpita diede con il passare del tempo origine a molte Confraternita, delle quali la più importante è quella del Salvatore ad Sancta Sanctorum, perché proprio ad essa venne affidato, tra l'altro, il compito di prendersi cura dell'Acheropita. Si discute ancora tra gli studiosi sull'origine di questo Sodalizio. Secondo il Moroni, che si richiama ad una notizia del Marangoni, essa sarebbe stata fondata da Giovanni Colonna, fatto Cardinale nel 1216 dal Pontefice Onorio III. Tale tesi tuttavia non trova riscontro in alcuna fonte storica. Più attendibile risulta la tesi di quanti vogliono che il Sodalizio sia stato fondato da Pietro Colonna una volta che fu fatto Cardinale da Nicolò IV nel 1288. Si legge in un manoscritto che fa parte dell'archivio della Compagnia: “Al Sancta Sanctorum di Roma sotto la custodia del Senato e del Popolo romano, e particolare vigilanza dei Sommi Pontefici, quelli che già congregati nel nome di Dio e dei Salvatore nostro Gesù Cristo, per cura del Reverendissimo cardinale Pietro Colonna e dell'autorità della Sede Apostolica, allo scopo di compiere opere di culto verso Dio e di Misericordia verso il prossimo, contrassero una Società o Fratellanza col titolo di Raccomandati dell'Immagine del SS. Salvatore, avendo stabilito ordinazioni per onorare la detta Immagine, costruire un ospedale, esercitare l'elemosina, praticare l'ospitalità e compiere altre opere di pietà e misericordia in favore dei vivi ed in suffragio dei morti ". Dunque è il cardinale Pietro Colonna che ha organizzato e fatto approvare questo Sodalizio. Il titolo di Raccomandati porta comunque a ritenere che si tratti di una unione sorta a seguito del movimento dei "Flagellanti" all'epoca in cui nacquero le Compagnie di Raccomandati fusi poi in quella del Gonfalone. Il Sodalizio al momento della sua formazione pose come emblema l'Immagine Acheròpita raffigurata su un altare in mezzo a due candelieri. I Confratelli portavano una tunica talare,probabilmente gialla, un lungo cappuccio sulle spalle. Succesivamente questo abito non venne più usato. Già nel 1500 intervenivano alle varie cerimonie con la veste delle grandi occasioni, detta "veste di città". I Guardiani conservarono una divisa simile alla toga dei senatori: nera, con il collare, il bavero e le maniche larghe: di velluto per l'inverno e di damasco per l’estate. La Confraternita del SS. Salvatore di Roma con il passare degli anni incominciò a ricoprire e svolgere un ruolo cosi importante nella vita sociale e religiosa nella città che fu là prima ad essere eretta nel 1332 ad "Arciconfraternita"; il che, tra l'altro, comportava la prerogativa di poter affiliare altri sodalizi in e fuori Roma. (43) La data del 1332, anno in cui, come si é detto, la Confraternita di Roma del SS. Salvatore divenne Arciconfraternita, é di importanza fondamentale, perché ci permette di stabilire in maniera abbastanza precisa il tempo in cui fu istituita a Tolfa la Confraternita del SS. Salvatore. Stando ad alcune testimonianze autorevoli, sappiamo che circa un secolo dopo che la compagnia del SS. Salvatore di Roma era stata elevata ad Arciconfraternita, a Tolfa veniva istituita la Confraternita omonima. (44) Ne deriva che l'istituzione della confraternita del SS. Salvatore di Tolfa deve essere fatta risalire a qualche anno dopo il 1432. Come tutte le Confraternite che s'ispiravano al culto del Salvatore anche i Confratelli di Tolfa si procurarono una copia più o meno fedele dell'Acheròpita romana e incominciarono a dar vita alla tradizione della processione nella Vigilia dell'Assunta, di cui parleremo. Successivamente, come era allora una prassi consolidata, i Confratelli di Tolfa chiesero ed ottennero l'aggregazione alla primaria Arciconfraternita del Sancta Sanctorum. L'antica Immagine del SS. Salvatore, procuratasi dalla Confraternita di Tolfa é giunta fino a noi e rappresenta sul piano artistico la gemma della Chiesa di S. Egidio. (45) Questa Immagine già si presentava in condizioni fatiscenti nel 1856. Infatti, nel verbale della Visita Pastorale di quell'anno, ad un certo punto si legge: "...Poi bisogna rimettere a posto con un giudizio di un architetto l'umidità intorno ad una tavola dipinta del Salvatore". E, successivamente, si aggiunge: " l'epoca in cui il dipinto fu fatto non si sa ma è stato fatto sicuramente da un artista quindi è necessario tenerlo con cura ". Nel verbale si riporta anche il parere espresso dal perito incaricato: " Il perito dice che l'immagine presenta umidità e quindi deve essere rimossa affinché la tavola non si danneggi, e ciò a spese dell'Università degli Agricoltori (entro due mesi). Non risulta comunque che né in questo periodo, né in tempi successivi siano stati eseguiti degli interventi di restauro sul dipinto. Soltanto in tempi recenti si é provveduto a restaurarlo. Esso, che prima era su tavola, é stato trasportato su un altro supporto durante il restauro che la Soprintendenza alle Gallerie e alle Opere d'Arte ha eseguito nel 1970-71. Vi si vede il Redentore seduto sulle nubi con il volto in un atteggiamento mite, dolce e tranquillo, inserito in una luminosa raggiera di gloria. Si presenta vestito di una tunica rossa con bordi e fregi dorati e con un mantello di colore azzurro anch'esso bordato, che parte e scende dalla spalla sinistra e avvolge completamente la parte inferiore del corpo. Il Redentore ha la mano destra levata in atto di benedire, mentre la sinistra regge un libro aperto dove é scritto: EGO SUM LUX MONDI. (sic) In alto sopra la figura del Salvatore, su due righe si leggono le parole: YESUS CRISTUS. Il dipinto, da Filippa M. Alberti Gaudioso che ha diretto il lavoro di restauro, é stato attribuito ad Antonio del Massaro da Viterbo, detto il Pastura, un Pittore di scuola umbra attivo tra il 1478 ed il 1509, ed appartenente alla Scuola del Pinturicchio. (46)
STATUTI E CONSUETUDINI
Nonostante le ricerche effettuate, non siamo riusciti a trovare lo Statuto originale con il quale si dettarono le regole della Confraternita del SS. Salvatore al momento della sua istituzione né il documento della Bolla attraverso la quale nel 1746 Mons. Giacinto Silvestri, Vescovo di Sutri e Nepi, provvide ad un riordinamento della Confraternita stessa. E' da ritenere, pertanto, che questi documenti siano andati perduti. Sulla
base comunque delle notizie sulla Confraternita che sono arrivate fino
a noi, (47) risulta possibile ricostruire nei tratti salienti tanto la struttura organizzativa
della Confraternita quanto le sue consuetudini ed i suoi ambiti d'azione.
Cerchiamo, prima di tutto, di vedere quale era la sua struttura organizzativa.
La Confraternita alla quale, come si vedrà, appartenevano tutti gli agricoltori
e gli allevatori di bestiame, era gestita da un Consiglio di amministrazione
formato da un numero ben preciso di confratelli. Si dice nel verbale della
Compagnia del l° gennaio del 1772: " Il signor Simone Paradisi fa
Istanza di essere accettato per F.llo di q.sta Veneranda Compagnia. Il
medesimo non fu posto a scrutinio per esservi alquanto il numero pieno
e determinato di F. lli". (VOL. I) Questo numero pieno e determinato a cui si fa riferimento era di 30 Confratelli, come chiaramente è detto in un successivo verbale stilato il 24 maggio del 1774, dove ad un certo punto si legge: Fu proposto a Sua Eminenza il Cardinale Panfili di aumentare il numero di confratelli oltre il prescritto di n.30"... (Vol. I) Questa istanza fu accolta dal Cardinale anche per permettere che nella Confraternita potessero entrare alcuni confratelli di Allumiere. Il nuovo numero doveva essere, probabilmente, di cinquanta confratelli, come risulta da una tabella dell'anno 1830 in cui si riportano per la prima volta i nominativi di tutti i membri della Veneranda Compagnia. Dunque lo Statuto prevedeva e stabiliva in maniera rigida la composizione del Consiglio di amministrazione ed il numero dei confratelli poteva essere modificato solo dietro approvazione del Vescovo Diocesano o del Cardinale Protettore. In caso di morte, di dimissioni o di altro impedimento di un membro del Consiglio, esso veniva sostituito dai componenti del Consiglio che esaminavano le richieste avanzate. Una volta che il nuovo confratello veniva accolto nella Compagnia si procedeva alla funzione della sua vestizione. Questa avveniva secondo il seguente rito: il sagrestano preparava per il Sacerdote Cotta e Stola convenienti all'officio, una sedia sopra la predella dell'Altare, " in cornu Epistulae " il sacco della Compagnia col quale si doveva vestire il nuovo confratello ed una candela o torcia. Alla presenza di tutti i convenuti, si accendevano i lumi sopra l'Altare, si siedevano tutti e il Sacerdote si metteva la Cotta e la Stola con l'aiuto del sagrestano. Successivamente, si siedeva anche lui e intonava il Salmo “Miserere mei Deus", che veniva cantato in coro dai Fratelli. Durante il canto i Maestri del nuovo confratello lo accompagnavano davanti all'Altare. Li il nuovo fratello restava in ginocchio, mentre i Maestri o ritornavano al loro posto o si inginocchiavano vicino a lui per aiutarlo a vestirsi. Seguivano altre preghiere. Dopo che il fratello era stato vestito, il Sacerdote intonava l'inno "Veni Creator Spiritus" ed i fratelli seguitavano a cantarlo. Quando si arrivava a dire " Accende lumen sensibus ", il Sacerdote dava al nuovo confratello la candela accesa. Finito l'inno, si dicevano altre preghiere. Successivamente, il Sacerdote toglieva la candela al nuovo confratello e il novizio, in ginocchio, ascoltava le parole del Sacerdote che esprimeva parole di giubilo e lo esortava all'osservanza dei Capitoli della Confraternita. Quindi lo abbracciava ed i Maestri lo conducevano ad abbracciare gli altri confratelli. La cerimonia terminava con il canto del "Te Deum laudamus" ed una preghiera. (48) Il controllo della Confraternita era esercitato direttamente dal Vescovo della Diocesi quando questi effettuava le Visite Pastorali mentre, nelle altre occasioni o necessità, veniva delegato il Rettore della Collegiata di S. Egidio Abate o un altro sacerdote della Curia Foranea. Spesso a rappresentare il Rettore della Collegiata erano due suoi sacerdoti, detti deputati ecclesiastici. Il Consiglio di amministrazione si riuniva di regola il l° gennaio di ogni anno (questa prassi é stata sempre rispettata) per provvedere alla nomina del Priore della Confraternita e di due sindaci che avevano il compito di interessarsi della regolarità del bilancio consuntivo. Compito del Priore era quello di rappresentare la Confraternita a tutti gli effetti, di curare i rapporti con le altre Confraternite, Associazioni e gli altri Enti e di presiedere le riunioni del Consiglio che all'occorrenza si effettuavano durante l'anno in data non fissa. Ai deputati spettava il compito di prendere visione del registro di contabilità della Confraternita tenuto da un segretario e di controllare l'esattezza delle entrate e delle uscite. In questo lavoro erano affiancati da un ecclesiastico, il cosiddetto Primicerio, di solito il Vicario Foraneo, incaricato di vigilare sulla Confraternita. L'ispezione terminava con un verbale dove spesso i sindaci ed il Vicario Foraneo o Primicerio facevano anche gli elogi al segretario contabile. In calce apponevano la loro firma. A partire dal 1° gennaio del 1834 venne istituita un'altra figura, quella dell'esattore o depositario perché " Si prestasse all'esigenza a pagamenti occorrenti come costuma nelle altre Confraternite, e sarebbero due soggetti alla Rappresentanza. Col solo Priore, come è stato praticato fin'ora, non si è potuto agire per il bene della Compagnia in quella guisa che possa aver contribuito all'integro utile e vantaggio della medesima e le cose più rilevanti sono rimaste sospese, per non dire quasi derelitte. Infatti il Sig. Priore si rinnova ogni anno. Come il P.re può adempiere al suo incarico senza Fondi e senza Mezzi? Ancora non ha conosciuto l'Amministrazione quando termina il suo esercizio. Così stabilendosi anche l'officio di Depositario in soggetto diverso dal P.re potrà q.sto essere confermato anche per più anni ed interessarsi così per l'utile e vantaggio come accade nelle altre Compagnie e quantunque siano tenui le rendite, pure affezionato che fosse all'esercizio, potrà aiutarsi coll'elemosina e con i risparmi che nel giro di lunga Amministrazione potrebbero formare oggetto di rilievo. Si aggiunga poi che essendo 2 soggetti, avranno più animo e stimolo a ben dirigere la Compagnia e a sostenere i diritti della medesima ". (verbale l° gennaio 1834). (Vol. I) Durante la riunione del 1° gennaio si provvedeva anche alla nomina del Cappellano della Compagnia, del sagrestano della Cappella e del segretario, cui era affidata la contabilità. Sia il Cappellano che il sagrestano ed il segretario ricevevano un compenso annuale per i loro offici. Le riunioni del Consiglio di amministrazione della Confraternita avvenivano nei locali della sagrestia della Collegiata di S. Egidio Abate e per il loro uso si provvedeva a dare una offerta al Rettore della Collegiata. Ai membri del Consiglio venivano risarciti solo le spese effettuate per curare gli interessi della Confraternita. Su tutte le decisioni che si dovevano prendere, occorreva il consenso dei consiglieri, che di volta in volta erano chiamati a manifestare ed esprimere la loro volontà dal Priore od altro consigliere. Sappiamo con precisione quale procedura si seguisse: si votava avvalendosi dell'uso delle palle bianche ( voto positivo) o delle palle nere (voto negativo). Alcune volte si chiedeva da parte di qualche consigliere il ricorso allo scrutinio segreto e anche in questi casi si ricorreva al metodo delle palle bianche e nere. Nel verbale del 1° gennaio del 1765, siccome s'erano resi vacanti " tre luoghi " per la morte di tre consiglieri, il Consiglio dovette procedere alla loro sostituzione. Visto che coloro che avevano avanzato la richiesta di entrare a far parte del Consiglio erano quattro, un consigliere chiese che si decidesse a votare per "scrutinio d'equatore", un'espressione colorita e dal sapore popolare con la quale, a nostro avviso si voleva dire che bisognava mettere ai voti la proposta ed accettare come nuovi confratelli coloro che avessero ottenuto la maggioranza dei voti. (49) Abbiamo trovato anche un caso in cui la proposta fu accolta per "acclamazione di mano". (Vol. I) Ogni verbale del Consiglio di amministrazione riporta in calce la firma del suo redattore, generalmente un canonico. Come era la divisa dei confratelli della Compagnia del SS. Salvatore, ci viene detto da Alessandro Bartoli, che per molti anni fu un sindaco della Confraternita. "La Compagnia sopra menzionata veste sacco bianco e batolo (una specie di mantellina o morretta abbottonata sul davanti} col cingolo cerulei. Bottoniera di eguale colore nel primo e amaranta nel secondo. Scudetto con la Immagine del Volto Santo". (50) Il Bartoli si dimentica di dirci che i confratelli portavano anche un cappello bianco sul capo. Di questo cappello si parla in più riprese nei verbali della Compagnia. Le divise erano di proprietà della Compagnia stessa che s'interessava sia della loro cura sia dell'acquisto di altre nuove., quando fossero necessarie. Quando comunque, alcuni abitanti di Allumiere ottennero di far parte della Confraternita furono invitati "a procurarsi il sacco". (Vol. I) Nel 1841 la struttura organizzativa della Confraternita venne in parte modificata perché oltre alle cariche di cui già s'è detto fu istituita la cosiddetta " Congregazione Segreta ". (Vol.I) In quell'anno, infatti, il Vescovo di Sutri e Nepi Mons. Francesco Spalletti rifacendosi ad una precedente disposizione emanata da Mons. Anselmo Basilici emanò un decreto con il quale ordinò alle Confraternite di organizzare al loro interno una Congregazione Segreta con il compito di trattare gli affari della Compagnia. In detto decreto si stabiliva che i membri della Congregazione Segreta dovevano essere scelti tra i confratelli che avevano almeno dieci anni di aggregazione e che i loro nomi dovevano esser estratti a sorte. Nella riunione del 5 settembre del 1841 il "confratello Paolo Porfiri, pur dimostrandosi rispettoso del decreto emanato dal Vescovo, disse che non era possibile applicare completamente le regole stabilite perché erano pochi i confratelli che partecipavano alle riunioni In quanto alcuni erano in età avanzata ed altri presi da altre occupazioni. Avanzò, pertanto, la proposta di eleggere sei membri effettivi e quattro supplenti a scrutinio segreto non tenendo conto di tutte le clausole stabilite dal citato Decreto Vescovile". La proposta fu accolta. La Confraternita del SS. Salvatore portava avanti le sue attività con le offerte spontanee dei suoi confratelli, con la " questua delle aie In occasione delle battiture ", (Vol. I) soprattutto di quelle di grano, con i contributi ad essa devoluti dalle Università degli Agricoltori e di Mosceria, con i proventi che ad essa venivano dalla tenuta della "Borzella" presso Allumiere, di cui era proprietaria e, nella seconda metà dell'Ottocento, da una tenuta ":I Prati Mariani", nei pressi di Ronciglione (Viterbo), di cui era allo stesso modo proprietaria. L'introito massimo della Confraternita si verificò nel 1883 e raggiunse la somma di lire 550,50 mentre l'esito (l'uscita) fu di lire 466,29 con un avanzo di lire 84,21. Si legge in un verbale del 27 febbraio del 1820 desunto dal "Registro delle Congregazioni dell'Unità degli Agricoltori della Tolfa dall'anno 1811 all'anno 1831: "La Ven. Confraternita del SS. Salvatore, composta principalmente da q.sti Sig. Agricoltori e avette sempre in special modo alla loro Università, trovasi gravata dai debito di scudi 5,15 in favore della Compagnia dei SS. Sacramento e Cappelle Unite, per suppellettili di sagrestia, consumo di cera e rimborso di spese, fatte per ottenere la assoluzione delle Messe osservate da d.tta Confraternita. Non potendo essa sodisfare tal debito per la scarsezza a tutti nota delle vendite, supplica la di loro pietà, a volerle somministrare la d.a somma a titolo di elemosina". Dalla tenuta della Borzella che a partire dalla fine del
Settecento la troviamo data in "enfiteusi a terza generazione masculina"
(Vol. I) ai Giordani di Allumiere (Antonio, Giuseppe, Luigi, Pietro, Pio
e Panfilo Giordani) la Congregazione riceveva prima un canone annuo di
30:90 scudi e, successivamente, a partire dal 1869, un canone di lire
144,62. Le memorie della Confraternita sono ricche di continue controversie
tra i Giordani e la Confraternita, dovute al fatto che i conduttori del
fondo non mettevano in atto quelle migliorie per le quali avevano ottenuto
la tenuta in enfiteusi. Il rapporto con i Giordani durò fino al 1892. In quell'anno il fondo fu affrancato dai Giordani e passò al Demanio dello Stato, da cui la Confraternita continuò a ricevere un canone annuo di lire 133:00 per alcuni anni. Senza contrasto fu invece la gestione dei "Prati Mariani”. Gli affittuari del fondo, infatti, pagavano regolarmente il canone di affitto che veniva riscosso dal canonico della Collegiata di S. Egidio Abate e da questi versato alla Confraternita. Fino al 1869 il canone era di scudi 02:50 mentre, dal 1869 in poi, fu di lire 11:01. La Confraternita del SS. Salvatore, anche se, come s'è visto, si dovette interessare di problemi di natura economico/amministrativa, fu e rimase sempre un'istituzione laico/religiosa, com'era nello spirito dello Statuto e delle successive disposizioni che la regolarono. Sul piano eminentemente religioso il compito della Compagnia fu sempre quello di promuovere, divulgare e rendere vivo tra la gente il culto per il SS. Salvatore, che era poi il motivo di fondo per cui era stata istituita. Della venerazione del SS. Salvatore e di altri Santi, che la gente dei campi considerava come loro protettori si dirà in un capitolo successivo. Qui prenderemo in considerazione altri scopi che la Confraternita si assunse con il passare del tempo. Il 6 maggio del 1746 la Confraternita del SS. Salvatore fu sottoposta ad un " RIORDINAMENTO " da parte del Vescovo di Sutri Mons. Giacinto Silvestri. In virtù delle nuove costituzioni e dei decreti che per essa furono emanati, la Confraternita assunse anche l'impegno della "correzione del vizio della bestemmia" e finì così per assumere il nuovo nome di "Veneranda Compagnia del SS. Salvatore e della correzione della bestemmia". (Vol. I ) I fratelli "vestiti del loro sacco andavano per la terra e specialmente per li luoghi dove è concorso di popolo nei giorni festivi per correggere ed impedire il vizio della bestemmia". (Vol. I ) Durante il loro giro distribuivano un biglietto nel quale era scritto il seguente ammonimento:
FRATELLO DILETTISSIMO RICORDATEVI "PRIMO CHE, DIO VI SENTE SECONDO, CHE DIO PRESTO VI HA DA GIUDICARE SOPRA OGNI PAROLA, MOLTO PIÙ SOPRA LA BESTEMMIA. TERZO, CHE DIO VI HA DATO LA LINGUA PER LODARLO E BENEDIRLO E NON PER OFFENDERLO E DISPREZZARLO. QUARTO, CHE SE VI ABBUSATE DEL NOME DI DIO IN VITA, NON SAPRETE E NON POTRETE INVOCARLO PER VOSTRO AIUTO IN MORTE". (Vol. I) La correzione del vizio della bestemmia stava molto a cuore alle Autorità religiose ed ai pastori della Diocesi che, a distanza di tempo, ripetutamente richiamarono l'attenzione dei fedeli su questo fenomeno negativo ed invitarono la Confraternita e non soltanto essa a far opera di convincimento e di persuasione a non bestemmiare. Nel verbale della Compagnia del 16 giugno del 1774 si dice: Ai sig. presenti fu proposta come avendo avuto notizia l'Em. R.mo card. Panfili visitatore apostolico della città e Diocesi che delli Confratelli di questa Ven. Compagnia sia stata trascurata l'osservanza delle costituzioni dell'erezione di questa Compagnia e specialmente per ciò che riguarda la correzione del vizio della bestemmia come precisamente viene prescritto dal fu Mons. Silvestri Vesc. di Sutri e Nepi nei Decreti fatti il di 6 maggio 1746, ordina l'Eminenza Sua che sempre debbano osservarsi tali costituzioni e decreti (Vol. I) Sulla correzione del vizio della bestemmia insistettero pure i predicatori delle Sante Missioni di cui abbiamo notizia: quella del 1805, tenuta dai Padri Passionisti, e quella del 1862 portata avanti dai Gesuiti. Le Missioni contribuirono a riaccendere anche gli animi dei confratelli della Compagnia che promettevano di impegnarsi In tale loro compito. Si dice testualmente nel verbale del 2 febbraio del 1805, redatto ad un mese di distanza della fine della Missione ricordata: " Avendo li P.P. Missionari nella loro missione del primo passato mese inculcato con calore che venga in questa nostra Confraternita ripristinata la pia consuetudine ed esercizio di procurare, cioè con ogni premura, l’ estirpazione della bestemmia conforme porta l'istituzione della nostra Confraternita e coll'osservanza perciò di quei mezzi e regole già stabilite nella Bolla d'istituzione, perciò il Sig. Paolo Porfiri propone che da qui innanzi in ciascun giorno festivo debbano due F.lli da eleggersi per turno vestiti col sacco della Confraternita, girare per il Paese, per procurare l'estirpazione e perciò facciano uso di quei mezzi e regole già stabilite, come si presti cura nel passato" (Vol. I). (51) Sul problema della lotta contro il vizio della bestemmia si ritorna pure nella Congregazione Generale, che la Confraternita tenne il 5 settembre 1841, dopo la Visita Pastorale del Vescovo dl Sutri e Nepi fatta il 16 luglio dello stesso anno. Il Vescovo aveva dovuto contestare che i confratelli della Società del SS. Salvatore non si riunivano più per gli uffizi divini né si “vestivano del loro sacco ne intervenivano più alle processioni della Chiesa e pertanto aveva incaricato il suo Vicario Foraneo e l'arciprete Parroco, di organizzare una congregazione generale della Confraternita, dopo che erano terminati gli abituali lavori di Compagnia. Durante la congregazione generale il confratello Paolo Porfiri disse: "Il motivo per cui la Compagnia non più adempie i propri obblighi di intervenire alle processioni e di andare nei di festivi alla correzione dei bestemmiatori essere stato quello di venirgli contrastata la precedenza della Compagnia del Santissimo Sagramento di recente istituita e che questa volta la Compagnia medesima veniva reintegrata nel suoi diritti, avrebbe puntualmente soddisfatto ai propri doveri". (Vol. I) Il signor Arciprete Bartolomeo Pucilli disse che non era assolutamente vero che la Compagnia del S.S. Sagramento era stata costituita di recente, perché dalle memorie esistenti risultava che esisteva prima della formazione della Collegiata di S. Egidio ed aggiunse altresì che tale Compagnia non aveva mai reclamato la precedenza durante le processioni se non in quelle in cui si portava in giro per il paese il SS. Sagramento, dove competeva ad essa il primo posto per tante decisioni precedentemente prese su questo problema. Poi, citiamo testualmente, " fece conoscere il vantaggio spirituale che avrebbe ricavato la Compagnia medesima (quella del SS. Salvatore) se si fosse prestata per la correzione di bestemmiatori, facendo altresì conoscere quanto sia grave l'offesa che con la bestemmia si arreca alla Maestà Divina...e che perciò essere questi uno dei migliori Istituti che possino esistere nei paesi tanto accetto al Signore e di Somma Edificazione alla popolazione, facendo ancora conoscere lo scandalo che derivava al popolo dal non vedere più una tale compagnia nelle processioni, tanto più che essendo composta dalle primarie e possidenti del paese serviva di sommo decoro e di edificazione esortando perciò tutti i f.lli congregati a provvedersi del sacco e di altro occorrente per intervenire alle processioni ed osservare esattamente il loro istituto e tanto più offese questa la mente dell'Ecc. Francesco Spalletti Vesc. Diocesano. Tutti i f.lli congregati penetrati dalle verità esposte promisero che in avvenire non avrebbero mancato di riprendere l'uso dell'intervenire alle processioni nonché di andare per turno alla correzione della bestemmia, dicendosi pronti d'incominciare con il prossimo mese di ottobre"... (Vol.I) Ed ancora. Sul problema della bestemmia ritornò pure nel 1846 il Vescovo della Diocesi Patricelli il quale, come ci informa l'estensore del verbale della riunione, rammentò "le S.S. Indulgenze concesse dai Sommi Pontefici e specialmente dalla S. M. di Benedetto Papa XIV, lucrabili da tutti quelli che si prestano per amore di Dio alla correzione medesima". (Vol. I) A distanza di alcuni anni sulla lotta contro la bestemmia si soffermarono pure i Gesuiti che nel 1862 tennero una Missione in Tolfa, per l'organizzazione della quale la Confraternita del SS. Salvatore diede il proprio contributo di scudi 02:50. Dunque, i richiami ai confratelli perché s'impegnassero per l'estirpazione del vizio della bestemmia sono stati molti a distanza di tempo. Questo perché da un attento esame dei verbali della Congregazione risulta che in certi momenti i confratelli trascurassero quasi del tutto questo loro impegno fondamentale. PIETA' RELIGIOSA E LITURGICA Come attestano i verbali della Compagnia, il Consiglio di amministrazione dedicava particolare attenzione alla cura della Cappella del SS. Salvatore, provvedendo di continuo all'abbellimento ed alla manutenzione dell'Altare che veniva corredato sempre di nuovi candelieri e paramenti sacri. Il Cappellano officiava Messe e cerimonie religiose non solo durante le festività dell'Assunta e successivamente della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo o durante la cerimonia dell'accettazione di nuovi confratelli, ma anche in tutte le feste di precetto e nel primo venerdì di ogni mese. (VOl. II) Da un esame statistico delle varie Messe che venivano celebrate per conto della Pia Unione sull'Altare della Cappella, è emerso che la media annuale delle Messe, negli anni in cui la Confraternita è stata veramente attiva, è stata di circa ottanta. (VOl. II) Tra le opere pie, una particolare importanza veniva data, da parte della Confraternita, anche alla sepoltura dei suoi membri. I defunti della Confraternita appartenenti al ceto più agiato, almeno fino a quando si usava seppellire i morti in Chiesa, (il cimitero comunale di Tolfa è stato costruito nel 1860) venivano sepolti nella Chiesa Collegiata di S. Egidio Abate perché alla Confraternita del SS. Salvatore era stato riconosciuto tale diritto insieme ad altre Confraternite, (come già s'è detto.) Di questo luogo i confratelli si prendevano amorevolmente cura, come ben si comprende dalla lettura del verbale della Compagnia del 14 marzo 1748, in cui si propose di sistemare la sepoltura della Compagnia e di collocarvi sopra una nuova lapide del costo di 10 scudi. La Confraternita partecipava alla processione del Venerdì Santo. I confratelli, vestiti con il proprio sacco, prendevano parte al sacro rito portando in processione il Cristo di loro proprietà. Dal verbale della Confraternita del 2 febbraio 1774: Ai quali fu proposto che attesa la necessità delle cinture necessarie per portare il Cristo della Compagnia, il Sig. Antonio Bonfanti Priore Ordirò e fece costruire esse cinture in numero di tre e si riconobbe per spesa scudi 9:75”. (Vol. I) Il numero di tre cinture era giustificato dal fatto che tre erano i confratelli che s'incaricavano di portare il Cristo durante la processione. Questi procedevano allineati davanti agli altri confratelli e si davano di tanto in tanto il cambio in modo da avere forze sufficienti per compiere tutto il percorso. I confratelli della Compagnia si interessavano pure di opere di beneficenza e di carità. Nella riunione del 6 novembre del 1795, i confratelli della Compagnia, su proposta di Domenico Bartoli, decisero di dare un contributo " di 30 scudi per ora da pagarsi entro il mese di dicembre venturo " per contribuire ad un "ornamento" non meglio specificato da elargire in dono al Sommo Pontefice Pio VI. (Vol. I) La Confraternita sovvenzionava annualmente anche una "Scuola Pia". Nel primo verbale della contabilità giunto fino a noi e redatto nel 1860, al punto 8 dell'esito (uscite) si legge: "...per il solito contributo alla Scuola Pia a tutto 1’ anno 1860 come da ricevuta scudi 03:00". (Vol. II) L'aggettivo "solito" fa pensare che l'istituzione operava già da parecchi anni. La somma veniva data al Canonico Francesco Focheschi, che a sua volta la consegnava alle Suore, le Maestre Pie Filippini, le quali agivano ed operavano in Tolfa fin dal 1715. (Queste scuole furono fondate in più luoghi da S. Lucia Filippini. Alcuni parenti della Santa si trasferirono a Tolfa dove vissero nella contrada della "Costa ") . (52)
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